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Ospedale dei Castelli

Storia

Il frastuono dei bombardamenti delle truppe alleate, così come le grida dei soldati, non hanno mai smesso di risuonare nel corso degli anni. Come se ancora oggi fosse possibile sentire quei rumori, di distruzione e libertà allo stesso tempo, talmente fu cruenta la battaglia che ha contribuito alla liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista durante lo Sbarco di Anzio. I Castelli Romani si ritrovarono sotto il fuoco incrociato dei nemici e degli amici, con la divisione di fanteria Piacenza come unico baluardo di speranza e salvezza. Quegli attimi e gli anni a seguire hanno rappresentato momenti di grande sofferenza per la popolazione del luogo, che ha lottato con tutte le forze per non arrendersi e per riconquistare sia la dignità che la libertà.

Da qui, da questi concetti, da questa terra, parte Narciso Mostarda, Direttore generale della Asl Roma 6, nel raccontare la costruzione del Nuovo Ospedale dei Castelli Romani.

«Mi piace approfondire la dimensione storica e umana, che riguarda l'idea, il progetto, la condivisione fra enti locali, regione e azienda sanitaria locale, per la realizzazione di questo ospedale. Ma c'è un passaggio delicato che vale la pena di ricordare. Quando si è ipotizzato di costruire su questo territorio un ospedale, si è individuata un'area baricentrica rispetto all'intero territorio della Asl Roma 6, ovvero la zona costeggiata da via Nettunense, Fontana di Papa, nel territorio del Comune di Ariccia. Questa zona ha una valenza storica interessante, che ha caratterizzato fino all'apertura tutti i vari passaggi, dall'approvazione del progetto fino al reale inizio dei lavori.

Quella zona, nella percezione, nella storia e nella realtà del tentativo di liberare dalla presenza delle truppe nazifasciste il nostro territorio, è stata oggetto di una guerra terribile, che ha lasciato tanti morti. Quando sono cominciati gli scavi sono stati rinvenuti poco meno di mille ordigni bellici della famosa, terribile battaglia per lo sbarco degli alleati ad Anzio. Questi continui ritrovamenti di armi, munizioni da guerra, anche di grandi dimensioni, hanno accompagnato il lavoro di tutti gli operatori».

Ovviamente costruire un ospedale non è come sbarcare nel cuore delle linee nemiche per liberare le popolazioni ma, sminare un’area di 15 ettari non è certo un’impresa da poco.

Questi ritrovamenti sono meno rari di quanto si possa pensare. In Italia ogni anno vengono ritrovati, identificati, messi in sicurezza e fatti brillare nelle cave circa 60mila ordigni. Questo dato, che può anche sembrare esagerato, dipende in buona parte anche dal fatto che inglesi e americani, durante le azioni militari per la liberazione dell’Italia, hanno sganciato ben 2 milioni di bombe su tutto il territorio della nostra penisola.

Il nuovo ospedale dei Castelli romani è pronto per entrare in funzione a tutti gli effetti e per rappresentare un baluardo per la salute, e quindi per la sicurezza, di tutti i cittadini della comunità. Si tratta di una struttura di fondamentale importanza per il nostro territorio, che porterà a una razionalizzazione dei servizi sanitari.